Pagelle F2 Barcellona: Camara da 10, bocciato Stenshorne

Perfetto il brasiliano, benissimo Minì, Maini, Tsolov e Dunne; bene Beganovic e Herta, disastro Durksen e Stenshorne: ecco le pagelle F2 Barcellona
pagelle f2 barcellona

Torna il format più atteso del weekend! Al termine del fine settimana catalano, sono state stilate le pagelle, che come al solito andranno ad analizzare le prestazioni dei 22 piloti in pista.

A Barcellona si esalta Rafael Camara, indubbiamente il migliore. Pole position mai in discussione e vittoria dominata nella Feature Race con un passo devastante.

Pagelle F2 Barcellona: Rafael Camara è il migliore

Tra i piloti che più hanno convinto ci sono anche i tre dell’Academy Alpine. Dunne e Minì, ancora leader del mondiale, hanno ottenuto risultati costantemente al top. Kush Maini, invece, è stato il vincitore della Sprint Race, in cui ha preso il comando fin dallo spegnimento dei semafori.

Blackout totale, invece, per Durksen e soprattutto per Stenshorne, costantemente nella zona bassa del gruppone per tutto l’arco del fine settimana. Altri, oltre a loro, hanno fatto fatica. Per molti, invece, c’è da essere soddisfatti del proprio operato: ecco allora le pagelle F2 Barcellona!

I voti dei contendenti al titolo

Gabriele Minì, 9.5. Non ne sbaglia una da un pezzo, ci sta abituando troppo bene. Quarto in qualifica, risale fino alla seconda piazza nella gara corta con un ottimo passo ed eredita il podio domenica dopo che Tsolov ha ricevuto una penalità post gara (arrivata con i soliti tempi). Il ragazzo vola e non sembra avere intenzione di fermarsi. Avanti tutta.

Nikola Tsolov, 9. Leggermente sottotono in qualifica, ma stiamo comunque parlando di un sesto tempo. Nella Sprint Race gli viene gentilmente restituito il podio dal magnanimo Colton Herta, pentito della legnata rifilatagli durante il sorpasso. Nella gara lunga, invece, è lui a perdere il podio, questa volta a causa di una penalità (correttissima) per aver sorpassato Maini fuori pista. Nonostante questa montagna russa, è a soli sei punti dalla leadership, e il leone bulgaro è pronto ad azzannare la preda.

Rafael Camara, 10. Si riprende ciò che aveva perso completamente da solo a Monaco con un errore non da lui. Seconda pole position consecutiva, recupera fino alla sesta piazza sabato per poi dominare incontrastato la Feature Race. Il team lo ha lasciato sui cerchioni fino a metà gara giusto per farlo rientrare più indietro e lasciare che si divertisse anche lui. E ora si rilancia prepotentemente nella lotta iridata.

Alex Dunne, 9. Quando non c’è il compagno nei paraggi, l’irlandese riesce a rilassarsi e a dare il meglio di sé. Si piazza dietro alle sole Invicta al venerdì e porta a casa un punticino il giorno dopo. Nella gara più lunga fa lui il passo dopo le soste, salvo essere poi sorpassato da un inarrestabile Camara. Se continua su questa lunghezza d’onda può fare solo bene e si spera che gli zeri rimediati a inizio stagione non andranno a incidere troppo al termine del campionato.

Rafael Camara, Nikola Tsolov e Alex Dunne a podio

Il weekend dei primi inseguitori

Noel Leon, 8. Da quando ha iniziato a portare a casa risultati costantemente di spessore non se lo sta filando più nessuno. Parte in pole sabato ma finisce appena ai piedi del podio. Poi, con la stessa strategia del compagno di squadra, recupera due posizioni nella gara lunga. Evoluzione fantastica rispetto allo scorso anno. Bravo ragazzo.

Dino Beganovic, 7.5. Secondo me si qualifica male di proposito per far vedere a tutti di cosa è capace in gara. Strategia efficace per lo spettacolo, un po’ meno per la classifica. Ma vista la pioggia di sfighe che gli piombano addosso quando si trova anche solo in Top 5, tanto vale provarci. E comunque, di nuovo in formissima: settimo nella sprint, sesto domenica con la strategia invertita. Ora si può puntare più in alto, senza sfidare il fato che già gli ha giocato brutti scherzi.

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Pagelle F2 Barcellona: blackout per Martinius Stenshorne

Martinius Stenshorne, 3. Cos’è successo? Qualcuno gli dia un energy drink, che il ragazzo ha fatto la siesta prolungata. Qualifica che definire sottotono è un eufemismo. Recupera due posizioni nella gara corta, ma con la penalità ottenuta dopo aver spedito Durksen per campi ne perde sei. Sbaglia pure la strategia e perde tutto il terreno recuperato nel primo stint. Primo weekend in cui non sta nei primi, anzi cade vertiginosamente nelle retrovie. Urge riprendersi alla svelta.

Laurens Van Hoepen, 6.5. Poteva fare decisamente meglio pure lui. Sabato trasforma la sua Trident in una Hyundai i20 e salva la vettura a velocità elevatissime mentre saltellava sul ghiaione dell’ultima curva. La rimonta pazzesca dalla P14 alla Top 5 domenica gli vale la sufficienza. Il doppio sorpasso all’esterno in curva 12 aggiunge mezzo punto al voto finale.

Kush Maini, 9. Sta continuando a inanellare prestazioni clamorose. Nessuno l’anno scorso avrebbe scommesso anche solo un centesimo su di lui. Di nuovo si piazza tra i primi dieci al venerdì. Parte a fionda nella Sprint Race, saluta il gruppo e vince senza rivali. Azzecca la strategia e termina a punti anche il giorno dopo. Non mi stupirei se queste performance dovessero diventare abituali.

Pagelle F2 Barcellona: il centro del gruppo

Ritomo Miyata, 4. Dopo gli exploit nell’altro emisfero e nell’imprevedibile Miami, è ritornato agli standard della scorsa stagione, mentre il compagno (seppur indietro in termini di punti) non sta sfigurando più di tanto. La qualifica in P13 lasciava aperti diversi scenari di lotta, ma si mura all’ultima curva causando una bandiera rossa e gli viene cancellato il suo unico tempo. Non riesce in alcun modo a recuperare. Non ci siamo.

Joshua Durksen, 3.5. Dov’è finito il mastino degli ultimi due anni? Quello che da solo trascinava costantemente un team di nicchia nelle prime posizioni? Ai posteri l’ardua sentenza. Fatto sta che pareva essersi rialzato bene con la prima fila centrata al venerdì. Ma vuoi non prenderti una penalità di cinque posizioni in ciascuna gara per aver violato le bandiere gialle? Poi sabato Stenshorne gli dà il colpo di grazia al primo giro e lo spedisce tra le colline. Domenica non va meglio. Tocca darsi una svegliata.

Sebastien Montoya, 4.5. Volente o nolente, è il trascinatore di quel laboratorio su quattro ruote che è il team Prema quest’anno. Lui ci prova, quantomeno nella sprint, e vince il “premio Nael”: entra in Top 10 dopo essere arrivato 13° sul traguardo. La partenza dalla penultima fila lo relega però a una gara tristissima il giorno dopo. Insomma, ha fatto vedere ciò di cui è capace. Non qui però.

Colton Herta, 7. Per la prima volta, si piazza tra i primi dieci in qualifica, mentre il compagno si schierava sul fondo in entrambe le gare. Il sorpasso a tre giri dal termine della Sprint con annessa ruotata a Tsolov ha mostrato la stoffa di questo ragazzo nel corpo a corpo e ha gasato Pittaccio, che già lo seguiva in telecronaca nella Indycar. Poi cestina il podio a poche curve dal termine, motivo per cui il voto si abbassa notevolmente. E nonostante una strategia ai limiti dell’evoluto che lo ha portato fuori dai punti domenica, può essere soddisfatto.

Le zone basse della classifica

Nicolas Varrone, 6. Di nuovo in Top 10 in qualifica, a dimostrazione del talento di questo ragazzo. Poi sabato scende in pista con una F3 e si fa sorpassare pure dai sassi della ghiaia. Il team decide di dargli il colpo di grazia regalandogli un pit stop degno della miglior Ferrari 2023 e termina il suo fine settimana con un doppio zero, che non gli rende onore in alcun modo. Può riprovarci a Spielberg.

Tasanapol Inthraphuvasak, 5.5. Continua a faticare nei confronti del compagno, però tutto sommato non è andata malissimo a Barcellona. Sempre dalla parte sbagliata del decimo nel giro secco, arriva a un soffio dai punti in entrambe le gare. Sta tornando (lentamente) il pilota che abbiamo visto l’anno scorso, e probabilmente in Austria avrà la sua chance di rifarsi.

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Roman Bilinski, 6. Salvato in extremis da una strategia perfetta. Perché il confronto con Dino, a sto giro, non regge affatto. P17 in qualifica, addirittura ultimo nella gara corta. Poi mette le gomme morbide e si trasforma in Kubica prime. Il punticino ottenuto in rimonta nella Feature Race vale una sufficienza risicata.

Oliver Goethe, 4.5. Ormai nessuno si accorge nemmeno della sua presenza in pista. È sempre in mezzo al gruppone, mentre il suo compagno è leader del mondiale. Anonimato puro, sul livello dell’anno scorso. I meccanici se ne accorgono e gli risparmiano la sofferenza di partire domenica, sabotando il motore in griglia. Il tedesco riesce comunque a schierarsi in pitlane, ma i suoi rincarano la dose e gli spengono la vettura da remoto dopo trenta metri. Fantasma.

Il weekend degli ultimi

Cian Shields, 3. Ogni volta diventa sempre più difficile riuscire a trovare le parole. Ultimo ovunque. Neanche il miglior Raghunathan ci era riuscito. Domenica termina quantomeno penultimo. Per far sì che venga inquadrato, i commissari gli assegnano cinque secondi di penalità. Così, di botto, senza senso.

Strong Pre-Season Test for Our Formula 2 Team in Barcelona - AIX Racing

Emmo Fittipaldi, 4. Sicuramente meglio del compagno (non che ci voglia molto in realtà) ma siamo lontani da quel fine settimana canadese o da Monaco. Fatica molto, non ha un passo eccezionale e resta in fondo. Va beh, almeno lui ci prova, a differenza di quello che condivide il box con lui.

Mari Boya, 3. Stessa evoluzione di Leon, ma esattamente al contrario. Curioso come i due abbiano scambiato i loro team rispetto alla scorsa stagione e si vedono le differenze tra le due realtà. Penultimo in qualifica, addirittura ultimo nella gara lunga. Dietro a Shields. Roba da matti.

Salisbury Formula 2 driver John Bennett fastest in Barcelona | Salisbury  Journal

John Bennett, 10. Dopo esser stato sabotato in ogni modo dal team e dal destino sul tracciato di Montreal, il ragazzo ha portato a casa degli ottimi punti. Partendo dalla P19, per giunta. Chiude persino davanti al compagno nella Sprint. E con le gomme morbide, nel secondo stint della Feature Race, si prende anche il punto addizionale del giro veloce. Grandissimo.

Rafael Villagomez, 5.5. Qualifica in Top 5 che, visti gli standard di quest’anno, a livello di prevedibilità è paragonabile a un terremoto in Sardegna. E poi, comunque, termina con un doppio zero. Sabato ci pensa lui, inserendo la retromarcia in partenza. Domenica ci pensano i meccanici, che gli mettono il cingolato Pirelli al posto delle gomme hard e viene passato a destra e a manca senza possibilità di replica. Quantomeno non stiamo parlando di una catastrofe, ma è ancora l’unico pilota a secco di punti.

Pagelle F2 Barcellona: voti bonus

Autore pagelle, 3. Immaginate non pubblicare le pagelle del Canada e di Monaco, dopo aver preparato tutti i voti, perché troppo impegnati a svolgere un’attività inutile come studiare. Veramente poco professionale.

Track limits, 2. Fatemi capire un attimo come funziona. C’è la ghiaia ovunque a Barcellona, ovunque. E poi piazzano cordoli di cinque metri in curva 7 e 9 giusto per il gusto di cancellare due tempi in qualifica? Che poi, fossero stati solo due, era un terno al lotto. Per non parlare di curva 10, in cui hanno ricoperto la via di fuga asfaltata con dei sassolini. E mi allargano l’asfalto di quel tanto che basta per mettere una zona in cui si può superare il limite della pista. Penso di aver finito le parole.

Lucio Rizzica, 10. Con Matteo al suo fianco si diverte come un matto. Battute a non finire, momenti simpatici e tante, tantissime risate. L’apoteosi del divertimento è arrivata quando, al pit stop di Minì (per il quale, come ben sappiamo, prova un particolare affetto), ha istintivamente gridato ai meccanici di MP Motorsport di “non fare boiate”. Non cambiare mai, Lucio.

Matteo Pittaccio, 10. È sempre un immenso piacere ritrovarlo in cabina di commento. Telecronaca sempre puntualissima, ma lo sapevamo già. Basta che torni una volta ogni tanto e che non resti per tutto l’anno, perché inizia a mancarmi già la voce di Marcello Puglisi.