La Formula 1 è lo sport che da sempre è considerato il più veloce al mondo. Nata ufficialmente nel 1950, la classe regina del motorsport ha visto trionfare innumerevoli campioni, ma anche un grandissimo progresso tecnico.
Le monoposto più costose e veloci del globo hanno visto uno sviluppo molto elevato, arrivando a raggiungere la velocità massima in Formula 1 nel 2016, tanto è vero che tra i motivi che hanno spinto la FIA stessa a scrivere nuovi regolamenti è proprio l’obiettivo di rendere le vetture più sicure e meno veloci.
In questo articolo abbiamo dunque raccolto tutte le informazioni disponibili per fornirvi un quadro completo sulle reali velocità della Formula 1, mostrando come i nuovi regolamenti del 2026 hanno mescolato le carte in tavola.
Tabella dei contenuti
Perché una Formula 1 ha una velocità di punta minore di altre classi?
Quando si parla di “velocità” in Formula 1 bisogna però fare delle precisazioni. La classe regina, infatti, è famosa per avere le vetture mediamente più veloci, ma cosa significa?
Le monoposto che vediamo la domenica sfrecciare in giro per il mondo sono infatti il risultato di un compromesso tra velocità sul dritto e in curva.
Per essere performanti in curva, infatti, è necessaria una struttura aerodinamica particolare, frutto di numerosi studi, che limita in parte la velocità massima sul rettilineo.
Tanto è vero che le Indycar, nonostante siano molto più lente su un circuito tortuoso e pieno di curve, possono raggiungere velocità che oscillano tra i 380 km/h e i 390 km/h, con il record assoluto che appartiene a Conor Daly, il quale, in una sessione di prova alla Indianapolis Motor Speedway nel 2022, ha raggiunto una velocità massima stimata di 243,734 mph (circa 392 km/h).

Perché non è semplice determinare la velocità massima in Formula 1?
Con le tecnologie di cui disponiamo al giorno d’oggi, può apparire semplice misurare la velocità massima in Formula 1; tuttavia, non è così.
Ogni team ha i propri dispositivi sulla monoposto che permettono di ottenere stime quasi perfette, ma affinché una data velocità venga misurata nel modo corretto, è necessario un dispositivo di rilevamento apposito.
Questi dispositivi, tuttavia, non sono posizionati in tutto il circuito e, a volte, nemmeno nei punti in cui le vetture raggiungono le velocità più elevate. Mostrano dunque solamente la velocità in quel punto, e non la più alta raggiunta.
Montoya batte ancora tutti: ufficialmente il colombiano è ancora il detentore del record
Il record ufficiale appartiene a Juan Pablo Montoya, durante il Gran Premio d’Italia a Monza del 4 settembre 2005, al volante della McLaren MP4‑20.
Il pilota colombiano è stato infatti cronometrato alla velocità di 372,6 km/h, stabilendo il record di velocità massima in Formula 1 registrato durante un weekend di gara.
Bottas raggiunge i 378km/h, ma il dispositivo FIA era troppo indietro
Tuttavia, nelle prove libere del Gran Premio di Baku del 2016, la Williams sostiene che il proprio pilota, Valtteri Bottas, raggiunse l’incredibile velocità di 378 km/h.
Il circuito dell’Azerbaigian possiede infatti un rettilineo molto lungo dove, con il giusto assetto aerodinamico, il DRS, la scia e le condizioni migliori, le monoposto di Formula 1 possono raggiungere velocità incredibili.
In quell’occasione, Valtteri Bottas raggiunse una velocità di 378 km/h con la Williams FW38. Tuttavia, il dato fu registrato dalla Williams stessa, per questo non è considerato pienamente ratificato come record ufficiale.
In quell’occasione, infatti, il rilevatore della velocità era posto qualche metro prima rispetto al punto in cui le vetture sfrecciano più velocemente, non permettendo dunque a Bottas di ottenere il primato. Nonostante ciò, quello è il dato più alto registrato in una sessione ufficiale.
La velocità raggiunta da Valtteri Bottas stupì tutti, tra cui anche lo stesso architetto Hermann Tilke, impegnato nella costruzione del circuito:
“Molti team dicevano che sarebbe stata intorno a 345 o 350 km/h (la velocità massima, n.d.r.), ma alla fine è stata più elevata. Penso che sia un record per la Formula 1.”

Max Verstappen e i record a Monza
Il pilota olandese è già considerato da molti al pari delle leggende della Formula 1, e nel Gran Premio di Monza del 2025 lo ha dimostrato ancora una volta.
In una stagione in cui la McLaren si è rivelata la monoposto più veloce e competitiva, Max Verstappen è riuscito a batterla e a vincere per ben otto volte.
Una di queste a Monza, è particolarmente speciale: l’olandese ha infatti chiuso il weekend conquistando la Pole Position con un tempo di 1’18″792, nuovo record assoluto del circuito brianzolo.
Il quattro volte campione del mondo ha inoltre completato il giro con una velocità media di 264,682 km/h, che gli è valsa anche il primato per la velocità media più alta mai fatta registrare in qualifica.
Il nativo di Hasselt però non si è limitato a una prestazione eccezionale in qualifica: anche in gara ha scritto la storia. Oltre ad aver tagliato per primo il traguardo, ha completato i 53 giri in 1h 13m 24.325s, rendendo il Gran Premio di Monza 2025 la corsa più breve della storia della Formula 1.
Inoltre, Verstappen ha stabilito anche la velocità media più alta di sempre in una gara di Formula 1, concludendo il GP a 250,706 km/h. Un altro record che conferma, ancora una volta, il suo straordinario talento.
Come viene misurata la velocità massima in Formula 1?
Abbiamo visto che sono molti i fattori che influenzano quella che è effettivamente la velocità registrata, ma vediamoli nel dettaglio.
Innanzitutto, la velocità massima è la punta di velocità più alta raggiunta da una monoposto durante un giro di pista, rilevata nei tratti rettilinei tramite speed trap poste nei rettilinei finali oppure dai dati raccolti via telemetria, GPS e strumenti FIA ufficiali.
La velocità può essere influenzata dalla configurazione aerodinamica, perché ali più “scariche” permettono una minore resistenza all’avanzamento e quindi più velocità.
Il fatto che le velocità più alte mai registrate siano state fatte su circuiti specifici è un altro esempio di quanto questo dato sia variabile. Lunghi rettilinei come Baku, Monza e Città del Messico favoriscono infatti velocità elevate perché c’è un maggior tempo di percorrenza.
Un altro elemento di vitale importanza era il DRS, che poteva far guadagnare anche 10–15 km/h nei rettilinei abilitati.
Le condizioni ambientali svolgono poi un ruolo molto importante. Ad esempio il circuito di Città del Messico si trova ad un livello sopra al mare molto elevato. Ciò porta ad avere aria meno densa, quindi meno resistenza e più velocità.
In qualifica, dove vediamo spesso velocità più elevate, le monoposto hanno un carico di carburante minore, avendo dunque un’auto più leggera e quindi una maggiore velocità possibile. Anche le gomme sono fondamentali: se nuove, infatti, aumentano la trazione e l’accelerazione.
Un altro elemento di fondamentale importanza è la scia. Questo fenomeno si verifica quando si segue un’altra vettura abbastanza da vicino su un rettilineo, in quanto ciò riduce la resistenza all’avanzamento e consente picchi di velocità più alti.
In Formula 1 bisogna comunque tenere bene a mente che la velocità massima non vuol dire sempre una miglior prestazione. Perché le auto più veloci in rettilineo non sono necessariamente le più competitive: un assetto da “bassa resistenza” può infatti penalizzare in curva e sul giro complessivo.

Cos’è cambiato con i nuovi regolamenti del 2026?
Come vi dicevano in precedenza, la FIA spesso interviene per porre un freno allo sviluppo delle monoposto e renderle meno pericolose per i piloti e per tutti coloro che vivono la Formula 1 in prima persona.
Il regolamento del 2026, nonostante tutte le sue criticità, presenta però dei punti di riflessione molto interessanti che potrebbero rimescolare le carte in tavola.
Come vi avevamo parlato in questo articolo, i motori della nuova era regolamentare presentano una diversa gestione della potenza che potrebbe risultare la migliore mai vista prima in termini di velocità di punta.
Il motore termico copre solamente il 50% della potenza totale, lo stesso valore dell’elettrico, il quale ha dovuto subire delle pesanti restrizioni.
L’importanza del motore elettrico
La MGU-K (il motore elettrico) può infatti erogare fino a 350 kW, a differenza dei soli 120kW in vigore fino all’anno scorso.
Tuttavia, il regolamento impone una riduzione progressiva della potenza alle alte velocità. Fin quando questa è pari a 290 km/h l’MGU-K lavora a pieno regime, quindi sprigionerà una potenza pari a 350 kW.
Superato questo valore, la potenza erogata verrà diminuita gradualmente fino al raggiungimento dei 345 km/h, soglia dalla quale l’MGU-K smetterà di funzionare.
Più aumenta la velocità, meno contributo elettrico è consentito, descrivendo dunque una rampa obbligatoria finalizzata a salvaguardare i piloti in pista.
Con l’Overtake Mode, una delle grandi novità della stagione 2026, è però possibile spostare più in alto la rampa di riduzione. In questo scenario, l’MGU-K è impostato alla massima potenza fino ai 337 km/h, ben 47km/h in più, per poi iniziare una graduale diminuzione della potenza fino ai 355 km/h, quando l’MGU-K smetterà di funzionare.
2025 VS 2026, è davvero cambiato qualcosa?
Analizzando i dati telemetrici in nostro possesso è possibile notare come queste limitazioni abbiamo delle effettive conseguenze sull’azione in pista.
Nei primi round a far segnare la velocità massima è stato Pierre Gasly durante il Gran Premio della Cina, con una velocità pari a 354km/h, esattamente uno in meno rispetto al limite imposto da regolamento.
Caso vuole che l’anno scorso nel 2025 la velocità massima registrata è stata di 355 km/h, raggiunta da Fernando Alonso durante il GP di Miami sfruttando DRS e scia.
Un dato che ci fa riflettere molto, considerando che il 2026 è solamente l’alba della nuova Formula 1 e che gli ingegneri di tutti i team potranno anche trovare un modo per superare ulteriormente questo valore.
Aereodinamica attiva ed efficienza: la barriera dei 400km/h è più che un semplice sogno
Ma allora cos’hanno di così speciale le vetture 2026? Secondo alcune voci molto importanti all’interno del paddock della Formula 1, tra le quali il team principal della Mercedes Toto Wolff, le attuali monoposto potrebbero raggiungere i 400km/h.
Una velocità impressionante se paragonata agli scorsi anni, soprattutto considerando che l’attuale record, anche se non ufficiale, raggiunge a malapena i 378km/h.
Ma com’è possibile che accada ciò? I fattori sono molti sia dal punto di vista aereodinamico che puramente di Power Unit.
L’introduzione dell’aereodinamica attiva ha infatti permesso una miglior efficienza aereodinamica. Introdotta per ovviare al problema del superclipping, permette una drastica diminuzione della resistenza all’avanzamento.
I benefici sono molteplici perché l’aereodinamica attiva permette di aprire sia l’ala anteriore che posteriore, replicando il DRS citato in precedenza con l’aggiunta di un sistema simile anche sull’ala anteriore.
Le nuove Power Unit sono invece il sinonimo di efficienza e coordinazione, l’enorme potenza sprigionata dal motore elettrico, unita a quella del termico hanno la possibilità di infrangere ogni record, se solo fosse permesso.

I tentativi falliti o non riconosciuti dalla FIA
Sono molti quelli che hanno effettivamente provato a portare queste monoposto a velocità fuori dalla nostra portata, ma spesso non tutto è andato per il verso giusto.
L’esperimento di maggior successo è stato quello della Honda, anche se con la stessa monoposto, si saebbero potuti raggiungere i 413 km/h.
L’obiettivo fissato dal team era quello di portare a termine l’esperimento nel 2005, anno in cui iniziarono i primi studi. Il luogo scelto era il celebre Bonneville Salt Flats, sede storica dei record di velocità su auto.
Tuttavia, forti piogge allagarono ampie parti della salina, coprendo fino a un pollice d’acqua lungo le sette miglia del percorso. Questo rese impossibile tentare il record nei giorni previsti tra il 5 e l’8 ottobre 2005. Gil de Ferran, direttore sportivo BAR, dichiarò:
“Le avverse condizioni meteorologiche a Bonneville non ci hanno dato altra scelta se non quella di rinviare il programma dei test; eravamo pienamente preparati per questa eventualità.”
Così, incapace di correre su Bonneville, il team decise di trasferirsi all’Mojave Airfield in California. Durante i test preliminari nel deserto del Mojave, la monoposto raggiunse circa 413 km/h in una singola passata, ma la velocità registrata non fu considerata valida perché la FIA richiede la media tra due passaggi in direzioni opposte per convalidare il record.
Il giorno ufficiale, invece, Van der Merwe stabilì un nuovo primato F1 su superficie naturale con una velocità media di 397,360 km/h, ma comunque non ai livelli del test preliminare.
Quella velocità però il pilota la raggiunse, e dopo essere sceso dalla macchina rimase sbalordito:
“Sei circondato da un’immensa bianchezza e il tuo casco è come se venisse strappato dalla testa. Sapevano che era un’idea ridicola, che era quasi impossibile.”
“Questa prova è veramente molto impegnativa e non si tratta semplicemente di aprire il gas, di centrare l’obiettivo, e di rientrare a casa. Si deve lavorare molto per ogni miglio di velocità in più.“

La velocità massima in Formula 1 se non ci fossero limiti
Abbiamo visto che le regole imposte dalla FIA limitano le monoposto, ma anche in test fuori dalla pista le velocità si aggirano intorno ai 400km/h anche per limiti fisici dei piloti stessi.
Ma quindi cosa accadrebbe se una monoposto di Formula 1 fosse svincolata da ogni vincolo regolamentare e non solo?
Questa domanda se la pose Adrian Newey, ex genio aerodinamico di Red Bull Racing attualmente impegnato nell’Aston Martin, e ne fece il punto di partenza per un progetto visionario, sviluppato con Kazunori Yamauchi, creatore del famoso videogioco Gran Turismo.
Nacque così la Red Bull X2010, inizialmente chiamata X1: un prototipo virtuale progettato per essere la vettura da corsa più veloce e performante di sempre. Non su una pista vera, ma dentro a un simulatore, con la precisione dei dati ingegneristici reali.
Concepita esclusivamente per il videogioco Gran Turismo 5 e successivamente anche pr Gran Turismo 6, la X2010 è stata disegnata per superare ogni limite fisico noto nel motorsport reale.
Si tratta di una vettura a ruote coperte, con soluzioni aerodinamiche radicali, tra cui un potente sistema di ventilazione a effetto suolo (“fan car”), simile a quello impiegato brevemente dalla Brabham BT46B nel 1978 reso illegale dalla FIA appena due gare dopo la sua introduzione.
Secondo la documentazione ufficiale del gioco e i designer stessi, le specifiche tecniche della Red Bull X2010 sono sbalorditive: il motore è V6 biturbo da 3,0 litri con iniezione diretta per una potenza pari a 1.483 cavalli.
La sua velocità massima può raggiungere i 500 km/h, a seconda dell’assetto e della scia con un’accelerazione da 0–100 km/h in circa 1,4 secondi e una forza G laterale che potrebbe causare danni seri ai piloti se fosse costruita nella realtà.
L’obiettivo era generare una deportanza costante, anche a basse velocità, rendendo possibile curve prese a velocità impensabili persino per una F1 moderna.
A testare la vettura per la prima volta nel gioco fu Sebastian Vettel, all’epoca pilota ufficiale Red Bull. Nel circuito virtuale di Suzuka, il quattro volte campione del mondo riuscì a completare un giro con oltre 20 secondi di vantaggio rispetto al miglior tempo di una vera Formula 1.
È un dato mostruoso: una F1 media gira a Suzuka in circa 1:30 – questo significa che la X2010 simulata girava vicino a 1:10 o meno, con velocità da jet in curva e trazione impossibile da replicare nella realtà.
Adrian Newey descrisse così la X2010:
“Se non ci fossero regolamenti, avremmo potuto costruire un’auto incredibilmente, oscenemente veloce in curva e in rettilineo…”
L’auto era la massima espressione di libertà progettuale, realizzabile solo in un contesto virtuale. Non a caso, non fu mai costruita in scala reale: sarebbe inguidabile nella realtà a causa delle forze G estreme, a cui nemmeno un astronauta ben addestrato riuscirebbe a resistere per più di qualche curva.

Oltre la velocità massima in Formula: ciò che è stato e ciò che potrebbe essere
Nel corso della storia della Formula 1 e del motorsport in generale, la ricerca della velocità ha sempre rappresentato qualcosa di più di un semplice dato tecnico: è un’espressione di innovazione, coraggio e visione.
Dai record ufficiali stabiliti da piloti come Bottas o Montoya, ai tentativi visionari di prototipi come la Red Bull X2010 o le auto supersoniche, il desiderio di spingersi oltre ha portato ingegneri e team a superare limiti che sembravano invalicabili.
La velocità massima in Formula 1 è solo una piccola parte del contesto, dettato dalla tecnologia e dalle regole sia imposte ma tante volte della fisica.
E anche quando si abbandonano i vincoli, come nel caso dei progetti virtuali, resta sempre la voglia di rompere di nuovo la barriera del record, per siglare un altro e un altro ancora.










