La stagione di Formula 1 entra in una fase cruciale e, guardando alla situazione attuale, sorprende vedere la Red Bull Racing lontana dai livelli dominanti a cui aveva abituato negli ultimi anni.
Oggi il team di Milton Keynes si ritrova più vicino al centro gruppo che alla vetta, anche se non mancano alcuni squilli incoraggianti, come la terza posizione conquistata da Isack Hadjar nelle qualifiche in Australia.

Per capire questo momento bisogna però tornare indietro di qualche mese. Nel 2025, mentre molti team avevano già spostato l’attenzione sulla stagione successiva, la Red Bull ha continuato a sviluppare la propria monoposto fino all’ultima gara. Una scelta che ha riaperto la lotta al titolo Piloti con Max Verstappen, arrivato a sfiorare un’impresa storica per soli due punti.
Al contrario, altri team come McLaren avevano già mollato lo sviluppo, forti di una situazione più tranquilla e soprattutto di una vettura già competitiva fin dall’inizio: il titolo Costruttori era praticamente in cassaforte e quello Piloti sembrava una questione interna tra Lando Norris e Oscar Piastri.
Mekies: “Rischio enorme per red Bull, ma era la scelta giusta”
Quella rincorsa finale, però, ha avuto conseguenze. La Red Bull ha pagato lo sforzo nel passaggio al nuovo ciclo tecnico, ritrovandosi in difficoltà proprio nei suoi punti di forza storici: telaio e aerodinamica.
A spiegare la situazione è stato il team principal Laurent Mekies, che ha raccontato come la squadra si sia trovata davanti a una scelta delicata tra presente e futuro.
“La macchina non rendeva al livello che volevamo, la pressione era alta ed è arrivato un nuovo team principal a metà anno: c’erano tutte le ragioni del mondo per pensare esclusivamente al 2026, anche perché stava cominciando una nuova generazione di vetture“, queste le parole del francese.
“Ma nessuno di noi voleva arrendersi, tutti volevano capire la radice dei nostri problemi e ribaltare la situazione. Certo, sapevamo che avremmo pagato un prezzo, ma la Red Bull Racing ha un profondo spirito di combattimento“.
La scelta, quindi, è stata chiara: continuare a spingere sul presente, anche a costo di sacrificare qualcosa in prospettiva.
“È stata una decisione facile quella di puntare ancora sul 2025. Ero appena arrivato, sì, ma nessuno voleva arrendersi. Abbiamo preso un rischio enorme, ma pensavamo, e lo pensiamo ancora, che fosse la scelta giusta: concentrarsi solo sul 2026 era una scappatoia facile“, ha continuato.
Poi, l’ammissione. “Certamente ha avuto un impatto sul 2026 e ne paghiamo un po’ il prezzo. Ma non è una scusa. Non siamo felici di dove siamo ma supereremo queste difficoltà come abbiamo fatto l’anno scorso“.










