E dopo una attenta analisi, ritorna anche per questa categoria il format più atteso di tutti! Al termine del weekend, abbiamo stilato queste pagelle F2 Australia valutando i 22 piloti in pista.
Tra tutti, il migliore è stato decisamente Laurens Van Hoepen. Il ragazzo olandese, già in Formula 2 l’anno scorso per gli ultimi due round, si è reso protagonista di un fine settimana da incorniciare, soprattutto dopo il podio magnifico nella Feature Race.

Benissimo anche Tsolov, vincitore della Feature Race, e Ritomo Miyata, vera sorpresa del weekend. Il giapponese ha rimontato per due gare consecutive fino alle zone più alte.
Due errori importanti, invece, per Mari Boya, a muro in qualifica e nella Feature Race. Ad alcuni, come lui e Bennett, non è andata benissimo, mentre in molti possono dirsi soddisfatti: ecco le pagelle F2 Australia!
I voti dei primi in classifica
Nikola Tsolov, 8.5. Dopo gli ultimi fine settimana della scorsa stagione, già si conosceva il suo talento. La piazza in P5 al venerdì, appena dietro al compagno. Sabato fa più danni della grandine: prende Goethe al primo giro, poi Herta lo colpisce qualche tornata più avanti. Non contento, finisce in ghiaia a pochi giri dal termine. Domenica, invece, sfrutta il regalo di Dunne per passare in testa e vincere in scioltezza. Sarà un cliente molto scomodo per tutti.

Rafael Camara, 8. Il giro 20 della Sprint sarà ricordato come la peggior disfatta della storia del Brasile. Perde sette posizioni nell’arco di nove curve, il tutto solo perché era uscito largo all’ingresso del rettilineo. Nonostante ciò, è stato un weekend più che convincente. Prende comunque la paga da Tsolov nella gara lunga, senza mai riuscire ad impensierire il bulgaro per la vittoria. Ma la lotta tra i due non si fermerà certamente a Melbourne
Laurens Van Hoepen, 10. Già le qualifiche, terminate a 0.023s dalla reverse pole, hanno lasciato presagire un’aria di magia. Sabato si tiene decisamente fuori dai guai e compie dei buoni sorpassi che lo portano fino alla P7. Gara di testa e di cuore, invece, domenica. Parte a fionda e si innesta fin da subito tra i primi cinque. Con la giusta strategia e con un passo fantastico sale sul gradino più basso del podio e porta in alto il nome di Trident dopo un 2025 complicatissimo. Semplicemente fantastico.

Ritomo Miyata, 9.5. Sfido chiunque a giurarmi che anche una singola persona lo avrebbe visto tra i primi cinque praticamente in ogni sessione. Tranne in qualifica, lì c’è ancora bisogno di lavorare. Due rimonte impazzite, entrambe fino al 5° posto, mostrano finalmente il talento di un ragazzo che ha raccolto troppo poco. I numerosi problemi della scorsa stagione, momentaneamente, sembrano essersi risolti.
Tasanapol Inthraphuvasak, 9. Altra piacevole sorpresa in quel di Melborune. Pare che ART abbia trovato la quadra giusta. Si prende lui la reverse pole, senza sfruttarla a pieno e chiudendo comunque in quarta posizione. Buona la rimonta fino alla sesta posizione nella Feature Race, passata leggermente sottotraccia. Occhi a questo ragazzo qua, velocissimo l’anno scorso e pronto a dire la sua.
Pagelle F2 Australia: gli inseguitori
Oliver Goethe, 8.5. Era partito a tuono superando Durksen allo scatto iniziale della Sprint. Poi il paraguaiano lo supera alla curva 9, si butta dentro anche Maini e Tsolov gli dà il colpo di grazia, togliendogli ogni possibilità di prendere punti. Il tedesco assolda Herta per restituirgli il favore. Si rifà alla grande domenica, salvo però restare bloccato dietro ad un brillantissimo Van Hoepen. Comunque, il ragazzo si è ritrovato.

Joshua Durksen, 8. Alterna un sabato alla Fornaroli ad una Feature Race particolare. Domina incontrastato la Sprint Race dopo essersi liberato di Inthraphuvasak. Non si capisce per quale motivo ma il giorno dopo, in partenza, ha deciso di inserire la retro invece della prima marcia in partenza. Giustamente, per non farsi mancare nulla, prende una penalità per jump start. Uno svarione non proprio ottimale, ma uno può anche starci. Da qui alla fine, se vuole puntare in alto, deve raddrizzare leggermente il tiro.
Noel Leon, 8.5. Il suo 2025 in Formula 3 non aveva fatto ben sperare, e molte voci circolavano sulla sua inadeguatezza alla categoria cadetta. Mette a tacere tutti fin da subito: quarto in qualifica e secondo nella gara corta. Uno snap in curva 4 lo porta a colpire leggermente Goethe, danneggiare l’ala e perdere un quantitativo di tempo indecifrabile ai box. Si spera che questo non sia solo un guizzo bensì l’onda da cavalcare.
Gabriele Minì, 9. Se la fortuna è cieca e la sfiga ci vede benissimo, beh, deve avere puntato un mirino su questo povero ragazzo, appiedato da Mecachrome in qualifica dopo aver volato nelle prove libere. Dimostra di avere un passo allucinante rimontando quindici posizioni sabato e tredici domenica, terminando di fatto a punti in entrambe le gare. Senza quei problemi, con il senno di poi, staremmo parlando di un weekend dominato. Ma non ci sarebbe stato alcun gusto a vincere così facilmente, vero?

Il weekend del centro del gruppo
Colton Herta, 7.5. Tantissimi lo davano per spacciato, altri avrebbero chiamato “disfatta” ogni sua non vittoria. Ragazzi, arriva sì dalla Indycar, ma non ha mai visto i tracciati su cui correrà quest’anno se non in televisione o al simulatore. Si piazza a pochi millesimi dal compagno in qualifica, perde qualcosina nella Sprint e rimonta come un forsennato nella gara lunga, centrando una P7 dorata. Bravo ragazzo.
Alex Dunne, 4. Ancora un eccesso di foga e una reazione spropositata. Il voto si alza solo per il buon podio in rimonta nella gara corta. In partenza si fa superare in staccata dal compagno, la cosa non gli va giù e gli si chiude la vena. Compie un bel sorpasso, poi decide di girargli dentro e di frenargli in faccia, giusto per fargli capire chi comanda. E lo ribadisce nel team radio, dopo essersi girato e piantato. “Non mi arriverà più davanti”. Ha già chiesto scusa, sia chiaro. Ma qua tocca darsi una regolata.

Sebastien Montoya, 7. Erano tutti concentrati su altri e su altro per tutto l’arco del fine settimana. La qualifica triste in P15 in parte rende ragione al pubblico. Lui zitto zitto rimonta entrambi i giorni fino alla nona piazza, portandosi a casa due punticini che, in una classifica potenzialmente cortissima, di certo male non fanno.
Dino Beganovic, 8.5. Povero disgraziato, non gliene va bene una. Con un giro sensazionale, si prende una fantastica pole position. Sabato, a centro gruppo, viene portato in ghiaia, rompe l’ala, ci regala i dieci secondi più caotici della corsa con nove piloti a battagliare tutti attaccati, rientra ai box e termina ultimo. Gli dèi del Motorsport hanno deciso che non fosse abbastanza, perciò lo lasciano a piedi dopo metà gara. C’è troppa poca giustizia in questo mondo.
Le zone basse della classifica
Roman Bilinski, 7. Costante e veloce, anche se chi ha seguito il suo percorso già lo sapeva. Fuori dai primi 10 per poco in qualifica, termina dodicesimo anche domenica. Buonissima, invece, la rimonta fino all’ultima posizione valida per i punti. Potrà certamente dire la sua anche in altre occasioni.
Martinius Stenshorne, 10. Dopo questo weekend, cambierà il suo nome in Martirius in onore del sacrificio compiuto. Una qualifica sensazionale lo vede piazzarsi in prima fila. Prende il punto del giro veloce al sabato, ma purtroppo sarà l’unico per lui. Dopo essersi preso di forza la prima posizione in partenza ai danni di Dunne, l’irlandese gli chiude la strada e gli frena addosso, buttandolo fuori. Questo ragazzo ha tutte le carte in regola per rifarsi fin dal prossimo appuntamento.

Rafael Villagomez, 5. Classico risultato del buon vecchio Rafael quando non cade un meteorite in pista. Ha rischiato ugualmente di finire a punti nella Feature Race, non si sa nemmeno come ci fosse finito lì. E se non fosse che Varrone ha fatto quella mossa di taekwondo portando fuori Bilinski all’ultima curva, bloccando poi il compagno, ci sarebbe persino riuscito. Incredibile.
Kush Maini, 5.5. Eravamo tutti pronti a mettergli un bel 10 anche solo per la qualifica. L’ultima volta che è entrato nelle prime cinque file, Prost non aveva ancora un mondiale. Era persino terzo al termine del primo giro della Sprint. Poi è tornato ai suoi standard e si è fatto superare pure dai pesci nel laghetto di Albert Park. Non va diversamente domenica, in cui tra l’altro spegne la macchina ai box. Peccato, era partito col piede giusto.
I voti degli ultimi
Mari Boya, 3.5. Due boyate, una dietro l’altra. La prima, particolarmente grossa, arriva in qualifica, in cui si stampa contro le barriere in curva 12 e abbandona in anticipo la sessione. Non contento, replica lo spettacolo in curva 6 nella Sprint, giusto per mostrarlo ai tifosi assenti il giorno prima. Tutto tranne che un debutto brillante.
Emmo Fittipaldi, 5. Giusto qualche guizzo, sprazzi di velocità ma poca concretezza. Non ci si sarebbe potuti aspettare molto di più da lui, in tutta onestà. Intanto, ha preso a sberle il proprio compagno di squadra in ogni sessione. A quanto pare, toccherà a lui provare a portare AIX nelle zone importanti.
John Bennett, 3. Si aggiunge alla lunga lista degli ospiti a “Chi l’ha visto?”. Completamente oscurato dalla luce accecante del compagno di squadra. Mai un segno di vita, un colpo, un testacoda, un sorpasso, nulla. E pensare che, alla vigilia della stagione, tanti pensavano che sarebbe stato lui a riportare Trident davanti. Evanescente.

Nicolas Varrone, 5. Mette in atto il tentativo di corruzione meglio riuscito della storia. Aspetta che la Safety Car blocchi il gruppo per rientrare ai box e uscire davanti a tutti, persino con dei problemi al pit stop. La sua leadership dura meno di tre curve, comunque. Poi diventa chicane mobile, viene sverniciato da chiunque e si prende anche una penalità. Ha rischiato la giocata, non è andata benissimo.
Cian Shields, 3.5. Amiamo i piloti che si prendono dei rischi. Esce dalla pitlane 11°, qualsiasi tifoso da casa ha sperato anche solo in un suo arrivo tra i primi quindici. Lui non delude le aspettative: finisce nell’erba alla prima staccata disponibile e torna dove più gli piace. Riesce a far peggio del proprio compagno di squadra debuttante. Ci eri mancato, ragazzo.
Pagelle F2 Australia: voti bonus
Safety Car, 0 (10). Non si è capito assolutamente niente di ciò che è successo. Prima si mette la Virtual, poi no, poi forse meglio tenerla. Maylander si è innervosito a tal punto da fare di testa sua e uscire a caso. Per non farsi mancare nulla, si sposta per far passare i piloti, senza che nessuno lo comunichi a Tsolov. Così Varrone resta davanti a tutti anche dopo la sosta. Nemmeno il miglior sceneggiatore avrebbe potuto scrivere una trama così fitta e intrigata.
Lucio Rizzica, 4 (10). C’è una vaga probabilità che sia ancora convinto che Inthraphuvasak fosse coinvolto nel contatto Goethe-Leon. L’hanno fatto rivedere dieci volte, ma la sua versione doveva essere quella definitiva. Il povero Marcello le ha provate tutte ma non c’è stato verso. E poi, per favore, qualcuno spieghi al nostro caro Lucio che ci sono tre vetture con la livrea Alpine in pista e non solo quella di Minì, grazie.










