Christian Horner ha parlato del suo licenziamento dal team Red Bull F1 nell’ultima stagione di Drive to Survive su Netflix, che uscirà questa settimana.
A seguito del GP di Gran Bretagna 2025, Horner è stato sollevato dall’incarico di team principal e CEO della Red Bull il 9 luglio, dopo 20 anni alla guida del team e 14 titoli mondiali conquistati.
Con il calo delle prestazioni della Red Bull, i vertici della Red Bull GmbH hanno deciso di rimuovere Horner e sostituirlo con il capo della Racing Bulls, Laurent Mekies. Da quando è stato silurato, Horner ha mantenuto un profilo relativamente basso e lontano dai grandi riflettori del circus della F1.

Dai suoi recenti movimenti e dichiarazioni, Horner sembra ansioso di tornare il prima possibile nel mondo delle corse, ma solo con un ruolo di proprietà all’interno di un team e non come dipendente, come in Red Bull.
Horner: “È stato tutto piuttosto improvviso”
Christian Horner ha ricordato gli eventi che hanno preceduto il suo licenziamento, reagendo alla notizia del suo addio in un’intervista registrata appositamente per la nuova stagione Netflix di Drive to Survive.
“Dopo il Gran Premio d’Austria, siamo arrivati a Silverstone e Max si è qualificato in pole, ma ha finito per piazzarsi quinto”, ha iniziato a spiegare Horner.
“Ventiquattro ore dopo, sono stato contattato per partecipare a una riunione a Londra, dove mi hanno informato che a livello operativo non sarei più stato, da quel momento in poi, coinvolto nella gestione del team Red Bull di Formula 1.
“Provo un vero senso di perdita e dolore. È stato tutto piuttosto improvviso e non ho davvero avuto la possibilità di salutare tutti come si deve. Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa posizione.”

“Mi è stato portato via qualcosa che per me era molto prezioso, e non è stata una mia scelta. Ho sempre e solo dato il massimo. Ho fatto del mio meglio per la mia squadra, per le persone che rappresentavo, ma le prestazioni quest’anno non sono state solide come in precedenza.”
Parole che sembrano rimarcare e sottolineare tutta la frustrazione e quanto il manager britannico tenesse particolarmente al progetto Red Bull. Difatti, in tutti gli anni in cui era cresciuto col team, aveva visto la squadra crescere, vincere e convincere, per poi trovarsi tutto d’un tratto, da parte della dirigenza austriaca, accompagnato alla porta del team.









